Settembre viene spesso presentato come il mese della ripartenza.

Si torna al lavoro, riprendono gli impegni, si riorganizzano le giornate e, quasi inevitabilmente, arrivano nuovi propositi: fare più attività fisica, mangiare meglio, essere più organizzati, dedicare più tempo a sé stessi, raggiungere nuovi obiettivi.

Il passaggio dalla pausa alla routine può richiedere un po’ di tempo. Durante le ferie cambiano ritmi, orari, abitudini e priorità. Tornare alla quotidianità significa riadattarsi e non è necessario pretendere da sé stessi, fin dal primo giorno, la massima efficienza.

Una ripresa sostenibile non è quella in cui riusciamo a incastrare tutto. È quella in cui riusciamo a costruire un ritmo che possiamo realisticamente mantenere.

Questo significa lasciare spazio anche alla fatica, agli imprevisti e alle giornate in cui non tutto andrà secondo i programmi.

La sostenibilità, infatti, non riguarda soltanto quanto facciamo, ma anche come riusciamo a continuare a farlo nel tempo.

Quando pensiamo alla ripresa, tendiamo a partire dagli obiettivi. “Da settembre voglio…”

Ma prima di stabilire cosa vogliamo ottenere, può essere utile chiederci perché lo vogliamo. Quali aspetti della nostra vita consideriamo realmente importanti? Le relazioni? La salute? La famiglia? Il corpo? La crescita personale? Il lavoro? Il tempo libero? Il prendersi cura di sé?

In psicologia, soprattutto nell’ambito dell’Acceptance and Commitment Therapy (ACT), i valori possono essere intesi come direzioni che orientano il nostro comportamento, piuttosto che come traguardi da raggiungere. La flessibilità psicologica consiste anche nella capacità di modificare o mantenere le proprie azioni in funzione di ciò che per noi è importante.

Questa prospettiva cambia la domanda. Non soltanto: “Che cosa voglio ottenere?” Ma anche: “Che tipo di persona voglio essere nelle mie giornate?”

Un valore, però, non è ancora un comportamento.

Se per me è importante prendermi cura della mia salute, questo può tradursi in molti modi diversi: dormire meglio, muovermi con maggiore regolarità, ascoltare i segnali del corpo, trovare uno spazio per il riposo.

Se per me sono importanti le relazioni, potrei scegliere di dedicare più tempo alle persone significative, ma anche imparare a comunicare meglio i miei bisogni o a stabilire confini più adeguati.

Il passaggio importante è quindi quello dal valore all’azione concreta.

Ed è qui che possono essere utili gli obiettivi. Non obiettivi perfetti, ma obiettivi realistici, specifici e compatibili con la vita che stiamo effettivamente vivendo. La definizione psicologica del goal setting sottolinea proprio l’importanza di obiettivi specifici, misurabili, raggiungibili e realistici.

Passare da una regola rigida a un comportamento che possiamo adattare e modificare.

La domanda potrebbe essere: “Verso cosa voglio ripartire?”

Perché tornare alla quotidianità non significa necessariamente tornare esattamente alla persona, alle abitudini e ai ritmi che avevamo prima delle ferie.

Possiamo utilizzare questo passaggio per osservare ciò che ci fa stare bene, ciò che ci pesa, ciò che vorremmo mantenere e ciò che invece non è più così coerente con le nostre esigenze.

Non tutto deve cambiare. E non tutto deve essere migliorato.

A volte abbiamo semplicemente bisogno di scegliere con maggiore consapevolezza dove mettere le nostre energie.

Una ripresa sostenibile non è quella in cui facciamo di più. È quella in cui ciò che facciamo è maggiormente coerente con ciò che per noi conta, compatibile con le nostre risorse e sufficientemente flessibile da poter essere mantenuto nel tempo.

Forse, allora, settembre non deve essere il mese in cui diventiamo una versione migliore di noi stessi.

Può essere il momento in cui iniziamo a chiederci, con maggiore consapevolezza: “La vita che sto riprendendo è una vita che voglio continuare a costruire?”

Dott.ssa Gloria Baio

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